Debutto meneghino per Faceskin. Il nuovo “social project”, firmato Claudio Cecchetto è stato presentato pochi giorni fa all’Università IULM di Milano. Questo progetto, che si inserisce nel grande filone aureo dei social network, consente agli iscritti di condividere le proprie web-list, “mettendo a disposizione il proprio sapere”. La principale caratteristica di Faceskin, infatti, consiste nella possibilità per gli utenti di conservare siti e percorsi di ricerca su particolari argomenti nei propri profili personali che, a loro volta, sono condivisi con tutto il Network. Inoltre, viene messo a disposizione degli utenti un flusso di articoli online ordinati per categoria o notizia, chiamato ‘The Memoring Times’, parafrasando il nome della celebre testata giornalistica anglosassone.
La definizione «motore di ricerche» nasce dalle possibilità offerte dall’applicazione promossa dal celebre Dj. Questa “gira” attingendo a un impressionante volume di informazioni archiviate: compiendo una ricerca su Faceskin si riceve in risposta il lavoro fatto da altri, non semplicemente una lista di risultati. Per dirla con le parole di Claudio Cecchetto: «in questo modo le ricerche si basano sull’algoritmo più intelligente del mondo: l’uomo».
Il lancio del sito è stato appoggiato da diversi artisti famosi amici del produttore, come Fiorello, Jovanotti, Max Pezzali e Linus, che hanno già creato e condiviso le proprie liste di siti preferiti.
Faceskin, per il momento, è ancora in fase sperimentale (beta version), ma dispone già di circa 15.000 iscritti, ottenuti per lo più grazie al passaparola in Twitter. D’altronde i “testimonial” messi in campo da Cecchetto dispongono, individualmente di un’eredità di contatti impressionante.

Marketing Relazionale e Crisis management al servizio delle concessionarie di auto di Rimini. La Gastone School, in collaborazione con Confcommercio Iscom Emilia Romagna ha realizzato un corso di specializzazione per i titolari degli autosaloni romagnoli. Un successo che è poi stato replicato con un secondo progetto didattico, questa volta dedicato al personale di vendita e amministrativo.
Il secondo corso è stato commissionato direttamente dagli imprenditori che hanno riconosciuto l’assoluta qualità dell’iniziativa e l’originalità dell’approccio fortemente “problem solving”. Non solo. Il corso dedicato al personale ha tenuto conto anche di alcune specifiche richieste, volte ad approfondire temi come la Programmazione Neuro Linguistica e il team building. Test, esercitazioni, discussioni aperte: i corsi della G-School per come affrontare il cliente in ogni situazione possono contare su di un volume senza precedenti di informazioni, case history e studi maturati dal Gruppo Gastone CRM nel corso dei suoi 17 anni di attività nell’ambito della comunicazione relazionale.
I progetti di Rimini sono l’ennesimo prodotto della collaborazione tra Gastone School e Iscom ER. Una partnership che ha portato in aula diverse categorie commerciali con esigenze sempre differenti a cui son state date risposte concrete.

Migliorare e razionalizzare servizi, reti e organizzazioni, aumentare l’efficienza delle strutture, ridurre i costi e aumentare la qualità globale. Tre passaggi chiave sia per le imprese private sia per la PA, dove il ruolo delle nuove tecnologie e della formazione giocano un ruolo sempre più determinante.

E’ in questo scenario che si inserisce l’importante accordo tra Gastone School, Gastone CRM e FormaFuturo. Dal loro impegno nel coniugare la tecnologia con la didattica è nata a novembre di quest’anno una partnership commerciale e strategica. Le tre società promuoveranno, con una serie di iniziative, lo sviluppo delle conoscenze e delle migliori pratiche nell’ambito del Marketing Relazionale e del Marketing Non-convenzionale, oltre al miglioramento della comunicazione interna delle organizzazioni pubbliche e private e all’uso condiviso delle “reti delle conoscenze”.

La Gastone School, avrà un ruolo cardine nell’alimentare la ricerca e lo sviluppo finalizzati alla didattica e all’alta formazione: da anni, infatti, si dedica a tenere i contatti con gli atenei e le realtà più avanzate nell’ambito del marketing, della comunicazione e della creatività in generale. Il costante studio “sul campo” delle dinamiche delle relazioni azienda-cliente, cittadino-ente, di empowerment così come di knowledge sharing pongono la Gastone School tra le realtà più qualificate nella progettazione di “sistemi relazionali integrati”.

Gastone CRM apporterà a questa unione la sua grande esperienza maturata nell’ambito delle piattaforme integrate di comunicazione dedicate a Protezioni Civili nazionali, pubbliche amministrazioni di piccole, medie e grandi dimensioni, Pmi, associazioni, corporate e catene di franchising. I suoi sistemi relazionali rappresentano da anni lo standard qualitativo di riferimento tanto da essere al centro di innovativi progetti internazionali come quelli per la gestione degli studenti (con l’Università degli Studi di Pavia sono 25mila gli iscritti al servizio), per i ricercatori dell’Enea (su tutto il territorio dell’UE) o per il Ministero della Salute (per comunicare con i suoi quasi 10mila ricercatori in tutto il mondo).

Anche quest’anno, a metà gennaio, la “Città del peccato” e del gioco d’azzardo ha ospitato il Consumer Electronics Show (CES). Nella tradizionale quattro giorni di Las Vegas i più grandi produttori del mondo dell’hi-tech hanno proposto le loro novità per il 2012.

L’attenzione di grande pubblico e addetti ai lavori si è focalizzata sugli ultimi modelli di tablet e smartphone, con qualche picco di interesse anche verso le televisioni, soprattutto per la svolta verso il 3D, sempre più accessibile e “consumer”.

Come da previsioni non sono stati presentati né oggetti inediti, né rivoluzioni tecnologiche: diciamo piuttosto che si sono mossi grandi passi avanti verso l’abbandono del “piccolo e limitato” per inoltrarsi nel “maneggevole, leggero e sfavillante”.

Il palcoscenico dei computer è stato dominato dagli Ultrabook: dei veri e propri notebook (ma con invidiabili performance), di spessore inferiore ai 20mm e un peso rigorosamente sotto i 1,4 kg. Oltre a essere dotati di processori velocissimi e alta qualità grafica, questi nuovi oggetti del desiderio hanno bisogno di meno energia per funzionare, a tutto vantaggio dell’autonomia. E, ancora una volta, tutti i big hanno finito per inseguire la Apple che, per prima, ha segnato il sentiero con la sua serie Air.

Allo stesso modo, l’intramontabile regina del focolare, la televisione, ha dato segni di invidiabile vitalità. Presto sul mercato saranno in commercio gli apparecchi dotati di monitor Oled (Organic Light Emitting Diode – Diodo organico ad emissione di luce), la tecnologia che permette di realizzare display a colori con la capacità di emettere luce propria, senza ricorrere a led esterni. Unico problema per i monitor delle meraviglie dagli spessori ultrasottili i costi non proprio da discount: 8.000 dollari per un 55 pollici.

Le vere innovazioni, però, si giocano nell’interfaccia uomo-elettrodomestico, con l’abbandono del telecomando: attraverso sensori saremo presto in grado di comandare computer e televisore con la voce o con una serie di gesti del corpo. Su come coordinare entrambi… ci si dovrà lavorare, magari in palestra o su una piattaforma Wii.

Dal fronte dei telefonini (chiamiamoli ancora così…) si conferma la tendenza a “ibridare” il mondo dei tablet, sia per prestazioni sia – ahimé – per dimensioni. Ecco così schermi sempre più ampi e luminosi su strutture sempre più sottili e leggere. La parola d’ordine per loro è “connettività”, per sposarsi liberamente e per dialogare con sistemi sempre più rapidi di scambio dati. E’ così che, probabilmente, fra pochi anni, ci troveremo a maneggiare un apparecchio telefonico o un computer portatile senza saperne percepire la differenza. E la rubrica, i dati, le fotografie o i filmati? Sulla “nuvola”, ovviamente!

Nell’ultimo decennio nuovi veicoli di trasmissione si sono affacciati nella nostra quotidianità: SMS, chat, blog, e-mail e altro ancora hanno sì smaterializzato la nostra lingua ma, al tempo stesso, recuperato parte del suo valore.
Proprio grazie a questi nuovi canali e nuovi media i giovani di oggi si sono riavvicinati al mondo della comunicazione scritta.

Sembra un paradosso ma, attraverso la frequentazione di spazi espressivi virtuali, si è continuamente portati a scrivere e a comunicare in maniera testuale, molto più rispetto al passato recente.
Un fenomeno di per sé positivo, ma dove la sintassi e la grammatica non hanno tratto grandi benefici.

L’assenza di punteggiatura, le storpiature, i neologismi, la mancanza di accenti sono le caratteristiche più evidenti di un testo scritto per il web o gli small message. Potremmo anzi estendere queste peculiarità a tutti quei testi scritti non più con l’aiuto di una penna, ma per mezzo di tastiere, arrivando all’estremo, quando ad “aiutare” ci sono sistemi “veloci” come il T9 in dotazione ai telefonini.

Indignazione dell’Accademia della Crusca a parte, è forse doveroso domandarsi quali siano le spinte che hanno portato a dimenticare tout court le scolastiche regole grammaticali.
Tutti possiamo far riferimento alla nostra esperienza pratica per capire che un testo abbreviato ci permette di risparmiare sia tempo nello scriverlo, sia denaro nell’inviarlo (basti pensare che un SMS si paga a seconda del numero di caratteri da esso contenuti).

Nel nuovo linguaggio Italian-Web, per esempio, dominano le abbreviazioni e la ripetizione delle vocali finali, con le quali si riesce a imitare i toni del parlato e il suo ritmo concitato. O ancora, in una chat, dove la risposta a una domanda deve essere “digitale”, la velocità con cui riusciamo a interagire è indice di attenzione ed interesse, tanto quanto la nostra postura o il nostro sguardo in un confronto diretto di tipo “analogico”.
Ecco quindi un gran uso di scorciatoie di significato e di modo come gli “emoticons”, autentici jolly tuttofare di stati d’animo e doppi sensi.

Quanto ci dovremmo allora preoccupare per l’integrità del nostro Italiano? In realtà è naturale che una lingua cambi e si evolva, ma perché questo sia un percorso culturale “maturo” bisogna conservare quella che è la consapevolezza dei cambiamenti. Combinando l’uso precoce dei media e dei canali di comunicazione con lo studio approssimativo delle regole grammaticali e della sintassi, si rischia di formare una generazione priva di cultura linguistica. Un handicap che emerge in tutta la sua entità quando la Net-Generation si approccia al mondo del lavoro e della comunicazione “convenzionale” e “formale”.

Se quindi si può parlare di Digital Divide da colmare per i giovani italiani poco tecnologici, altrettanto si può parlare di “Italiano Divide” per chi, nel mondo del lavoro, non potrà (o non dovrà) far affidamento solo sulle conoscenze tecniche e specialistiche.